Per quanto una persona possa fare attenzione alla propria salute, può capitare a chiunque di dover sostituire un dente compromesso o malato con un impianto dentale.
Si tratta di un intervento chirurgico ormai di routine, di facile esecuzione e resa ottimale, ma non sempre purtroppo questo può essere applicabile. I dentisti, infatti, svolgono una prima fase preliminare di studio del cavo orale proprio per controllare e assicurarsi che l’impianto possa essere inserito.
Uno dei problemi più grandi, in questi casi, è relativo alla scarsità d’osso o la sua cattiva qualità, che si rivela quindi poco adatto ad ospitare l’impianto. Questo può rivelarsi un ostacolo significativo nella procedura di impianto dentale, ma esiste una soluzione: la rigenerazione ossea.
Preparazione orale all’inserimento di un impianto dentale
Prima di inserire un impianto, come accennato, è necessario effettuare una preparazione che consiste, principalmente, in una prima fase diagnostica in cui viene fatta un’approfondita anamnesi.
Il dentista raccoglie tutte le informazioni utili del paziente, quali ad esempio lo stato di salute generale e la sua storia medica e odontoiatrica, come carie, infezioni gengivali, parodontite o traumi.
Inoltre, si prendono in considerazione le informazioni relative alla storia medica del paziente, inclusi eventuali problemi cronici, allergie o farmaci in uso.
Per una valutazione più precisa, vengono effettuati esami radiografici preliminari, tra cui le RX endorali, che forniscono informazioni specifiche su uno o più denti e le ortopantomografie, che offrono una panoramica bidimensionale delle arcate dentarie.
Successivamente per una valutazione ancora più approfondita, verrà effettuato direttamente in Studio un esame radiografico 3D Cone Beam, una tecnologia avanzata che crea immagini tridimensionali dettagliate della bocca, dei denti e dell’osso circostante.
Grazie a tutti questi esami preliminari, il chirurgo implantologo è in grado di valutare la fattibilità dell’intervento, prendendo in esame quantità e la qualità dell’osso disponibile per l’inserimento degli impianti, individuando eventuali anomalie anatomiche e pianificando con precisione l’angolazione e la posizione degli impianti stessi.
La rigenerazione ossea per risolvere il problema
Nel caso in cui l’osso a disposizione non fosse sufficiente o adatto ad ospitare un impianto, una delle soluzioni più avanzate è quella della rigenerazione ossea.
Questa tecnica chirurgica innovativa mira a ripristinare lo spessore, l’altezza e la solidità dell’osso compromesso, fornendo al corpo la materia prima necessaria per innesti dentali e altri interventi.
La procedura coinvolge l’applicazione di una miscela di osso sintetico e osso biologico sotto una membrana protettiva, una tecnica che impedisce alle cellule gengivali di proliferare sopra l’innesto, consentendo così alle cellule ossee di moltiplicarsi come previsto.

La rigenerazione ossea è particolarmente indicata in casi di perdite dentali significative, malattie parodontali, rimozione di cisti o neoplasie o erosione ossea dovuta a lunga esposizione a protesi mobili.
Esistono due principali tecniche di innesto osseo: una con membrane riassorbibili e una con membrane non riassorbibili. Il decorso post-intervento richiederà poi un’attenta cura della ferita per garantire una corretta cicatrizzazione, ma i benefici della rigenerazione ossea includono il ripristino completo della funzionalità dentale e del profilo facciale del paziente.
La procedura, infine, viene generalmente eseguita con anestesia vigile e questo rappresenta quindi una soluzione praticamente indolore per chi desidera riacquistare un sorriso sano.



