Studio Dentistico Angelini

Implantologia

Ci sono varie soluzioni per sostituire uno o più denti mancanti; tra queste, una è rappresentata dagli impianti.

Illustrazione della terapia di implantologiaL’impianto è una struttura in titanio, normalmente di forma simile a quella di una radice dentaria, che viene innestata, con un intervento in anestesia locale, nella mandibola o nel mascellare superiore e che è in grado di sostituire funzionalmente ed esteticamente il dente o i denti mancanti.

Una volta inserito l’impianto, prende avvio un processo di guarigione che porta alla sua integrazione nell’osso (osteointegrazione).

In base alle indicazioni e al quadro clinico è possibile inserire uno o più impianti creando, quindi, le premesse per l’applicazione di una corona singola o di un ponte, più o meno esteso in base al numero di impianti inseriti. Gli impianti possono anche rappresentare un’ottima strategia di trattamento nei soggetti che non abbiano più denti.

La storia

I primi tentativi di utilizzare materiali diversi dai denti da impiantare nell’osso risalgono alla civiltà egizia, maya e azteca. Ci giungono dall’antichità reperti archeologici interessantissimi che testimoniano di inserzioni di pezzi di conchiglia lavorata, minerali o osso.

Dall’800 i tentativi si moltiplicarono ma con poco successo. Si ritiene che la moderna implantologia abbia avuto inizio negli anni ’40 con un impianto a vite ideato dell’italiano Formiggini in acciaio inossidabile, in quel periodo moltissime furono le tecniche empiriche proposte, alla ricerca dell’impianto con la forma e del materiale migliore.

La rivoluzione

La reale rivoluzione si deve alla scoperta accidentale fatta dal dott. Per-Ingvar Branemark nel 1952 mentre conduceva uno studio sulla microcircolazione nei meccanismi di guarigione ossea. Egli notò come una camera di titanio, inserita chirurgicamente nella tibia di un coniglio, si ancorava direttamente e molto tenacemente all’osso.

Fu lui ad applicare questa scoperta all’ambito dentale e a sviluppare il concetto di osteointegrazione, ovvero l’ancoraggio diretto di un impianto all’osso che sia in grado di fornire un supporto alla protesi e di trasmettere le forze occlusali direttamente all’osso stesso.

Dunque la moderna implantologia nasce dagli studi del dott. Per-Ingvar Branemark.

Verso l’implantologia di oggi

Ulteriori studi dimostrarono come il titanio fosse anche superiore in termini di resistenza alla corrosione perché protetto da un sottile ma molto tenace strato di ossido di titanio. Il legame era tanto stabile che nei test non era possibile rimuovere un impianto osteointegrato nemmeno con una forza superiore a 100 Kg.  Il primo paziente, Gosta Larson, fu trattato nel 1965 a Gotheborg in Svezia con quattro impianti a sostegno di una protesi fissa duratagli tutta la vita, per oltre 40 anni.

I numerosi studi pubblicati nei decenni successivi evidenziarono percentuali di successo estremamente elevate, l’89% per il mascellare superiore e il 98% per la mandibola a 15 anni dal trattamento.

La conferenza di Toronto nel 1982 riconobbe definitivamente, sulla base dei numerosissimi risultati scientifici, il trattamento implantoprotesico con il sistema Branemark altamente predicibile e applicabile. Il primo paziente fu curato con questa nuova tecnica nel 1965 con 4 impianti in titanio a sostegno di una protesi fissa di tutta l’arcata.

Il trattamento impiantare gli ha permesso di mangiare, parlare e sorridere per tutta la vita, un successo di oltre 40 anni.

Il Paziente candidato agli Impianti

Il Paziente deve essere in buone condizioni di salute generale ed orale. In particolare, non deve avere in atto né malattie sistemiche, né malattie delle gengive e dei tessuti di sostegno del dente (Malattia Parodontale/Piorrea). Se presenti devono essere curate e risolte prima del trattamento implantare. E’ importante sottolineare che molte delle cause che provocano malattie dei denti e delle gengive possono concorrere a determinare un prematuro fallimento degli impianti.

Tuttavia in alcuni casi, dopo la perdita dei denti, si verifica una riduzione del volume d’osso: riassorbimento osseo nella zona edentula. Questo riassorbimento è, a volte, di tale entità da non permettere l’inserimento dell’impianto per mancanza di supporto, infatti esistono delle zone in cui l’altezza e lo spessore dell’osso utilizzate ai fini implantari sono ridotti per la presenza di limiti anatomici inviolabili (cavità nasali e sinusali nell’arcata superiore e canale del nervo alveolare inferiore). Anche in questi casi, tuttavia, è oggi possibile inserire impianti avvalendosi di tecniche di rigenerazione dell’osso.

E’ indispensabile che il Paziente, che desideri sottoporsi a terapia implantare, mantenga un buon livello di igiene orale e sia scrupoloso nel seguire il programma di controllo periodico, che verrà programmato.

Per definire il piano di trattamento oltre agli esami clinici ed alle analisi di laboratorio, sono previsti come accertamenti diagnostici esami radiografici quali: ortopantomografia (Rx Panoramica) e la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) Cone Beam .

Questi esami strumentali, sono disponibili direttamente all’interno dello Studio. In base al risultato di questi esami, viene stilata  un adeguato piano di trattamento implantare.

Tecniche di implantologia dentale

L’impianto, come già detto, è una vite in titanio che viene posizionata all’interno dell’osso e funge da supporto per un pilastro (o abutment) che sorregge la corona protesica.

Un singolo impianto può in determinate condizioni sostituire in maniera eccellente un singolo dente. Nel caso in cui manchino più denti, ad esempio 3, possono essere inseriti 2 impianti a supporto di un ponte di 3 elementi. In questo modo si evita un inutile e costoso terzo impianto, si mantiene un’adeguata distanza fra i pilastri e si permette una più facile igiene al paziente.

Per l’edentulismo totale, se mancano cioè tutti i denti di un’arcata, possono essere inseriti soltanto 6 o addirittura 4 impianti a supporto dei 12 denti.

In genere è possibile inserire il giorno stesso, o il successivo la protesi provvisoria fissa e permettere al paziente di gettar via la vecchia protesi mobile.

Il carico differito

La tecnica originaria, tuttora valida in determinate situazioni, prevede di togliere i denti ormai compromessi, attendere la guarigione del sito, inserire gli impianti e lasciarli guarire in maniera sommersa cioè al di sotto della gengiva.

È necessario poi un secondo intervento per scoprire gli impianti e connetterli ai denti provvisori che nel frattempo sono stati preparati. In alternativa la guarigione può essere trans-mucosa, sull’impianto viene avvitata una vite di guarigione che consente ai tessuti di guarire e maturare, si evita così un secondo intervento chirurgico.

In entrambi i casi, sia che la guarigione sia sommersa o trans-mucosa, si parla di carico differito poiché i denti protesici sono connessi quando il processo di osteointegrazione è a uno stadio avanzato, circa 3-4 mesi per la mandibola e 5- 6 per il mascellare superiore. La ragione di questa attesa sta nel fatto che durante il periodo di osteointegrazione è fondamentale che sugli impianti non agiscano forze in grado di determinare movimenti oltre i 150 µ. Se ciò avviene è molto probabile che fra osso e impianto si formi uno strato di tessuto molle che porterà al fallimento dell’intervento. Sommergendo l’impianto o usando una vite di guarigione lo si protegge.

La protesizzazione immediata

La protesizzazione immediata prevede invece di costruire entro 1-2 giorni, o anche al termine dell’intervento, un provvisorio che permetta al paziente di mantenere un’estetica adeguata. Ciò si fa in genere quando ad essere sostituiti sono elementi anteriori per evitare spazi vuoti o provvisori mobili. Il provvisorio è costruito in maniera tale da non toccare con i denti dell’altra arcata per evitare carichi dannosi, per questa ragione è leggermente più corto.

Il carico immediato

Per carico immediato si intende la consegna entro 24-48 ore dall’intervento di una protesi fissa con la quale il paziente può subito tornare a mangiare e sorridere. L’affinamento della tecnica, la maggiore conoscenza dei processi di guarigione ossea unitamente all’utilizzo di impianti sempre più perfezionati hanno reso questa pratica estremamente affidabile. Nei casi correttamente selezionati è dunque possibile ridurre il numero di interventi chirurgici e evitare al paziente di restare senza denti provvisori o costringerlo a portare una protesi mobile.

La condizione in cui il carico immediato è più spesso applicato è la riabilitazione di un’ intera arcata dentaria. Ciò che è fondamentale è che gli impianti siano in numero sufficiente, correttamente posizionati e sufficientemente stabili.

Denti fissi in un giorno

La quantità di informazioni pubblicitarie riguardanti il carico immediato è enorme e molto spesso tendenziosa. Molti siti, italiani, croati o low cost promettono risultati miracolosi ottenibili in ogni situazione senza alcun possibile inconveniente, ma è realmente così? Facciamo il punto della situazione.

Per denti fissi in un giorno si intende riabilitare un’arcata dentaria completa togliendo i denti non mantenibili e inserendo degli impianti a sostegno di una protesi consegnata il giorno stesso o il successivo.

Può sembrare una cosa semplice ma in questo piano di trattamento sono insite la maggior parte delle difficoltà e delle possibilità di fallimento della moderna implantologia.

Cause di fallimento

Le più frequenti cause di fallimento dei denti fissi in 1 giorno sono:

1. gli impianti non sono inseriti nell’osso guarito dopo 2-3 mesi dall’estrazione, ma subito dopo pochi minuti

2. il numero di impianti è ridotto

3. il provvisorio deve essere prodotto sulla base di poche informazioni ed entro 48 dell’intervento gli impianti sono esposti a carichi masticatori potenzialmente dannosi.

La tecnica “all on four”

Implantologia

Questa tecnica nasce per poter fornire una protesi fissa su impianti a carico immediato anche nelle situazioni in cui non sia possibile posizionare impianti nelle zone posteriori senza ricorrere a innesti ossei o altri interventi di rigenerazione. Molto spesso infatti già con la radiografia panoramica risulta evidente che a livello di molari e premolari non si possono inserire impianti senza interventi lunghi, costosi e fastidiosi.

Nel mascellare superiore ciò accade perché è presente una cavità piena d’aria collegata al naso proprio al di sopra dei molari: il seno mascellare. Quando i denti vengono persi si riassorbe in parte l’osso che li conteneva, poiché non può più svolgere la sua funzione di sostegno, e in parte si espande il seno mascellare.

Immagine impianto "All on four"

Ciò risulta in un’altezza ossea insufficiente a posizionare gli impianti. La mandibola invece è percorsa dal nervo alveolare inferiore, esso a livello dei premolari ne esce e dà sensibilità a labbro e mento.

Se nel corso di qualsiasi pratica chirurgica si arrecano danni alla sua struttura vi è in rischio della perdita di sensibilità e addirittura dell’anestesia dolorosa della zona da esso innervata.

Per questa ragione, quando nei settori posteriori vi è stato un marcato riassorbimento osseo, gli unici interventi possibili sono gli interventi rigenerativi.

In genere però, nonostante la perdita ossea posteriore, è quasi sempre disponibile una certa quota di volume osseo anteriormente.

Anziché posizionare tutti gli impianti dritti, è stato proposto di inserire due impianti anteriori dritti e di inclinare i due posteriori; ciò permette di sfruttare al massimo l’osso residuo e portare l’emergenza degli impianti più indietro con un grande vantaggio meccanico.

Con soli 4 impianti, dei quali 2 inclinati si sono ottenute altissime percentuali di successo, perfettamente sovrapponibili a quelle dell’implantologia tradizionale.

 

Domande frequenti

 

Quanto dura l’intervento per inserire un impianto dentale?

Il tempo necessario per inserire un impianto può essere minimo, minore di quello necessario per fare un’otturazione, quando tutte le condizioni sono buone. Certamente per interventi complessi, come quelli per un’intera arcata dentale o nel caso di rigenerazione dei tessuti perché inadeguati, il tempo può essere più lungo.

 

Quale garanzia di successo hanno gli impianti?

Gli impianti osteointegrati hanno alta percentuale di successo. Studi scientifici riportano una percentuale di successo pari al 95% per gli impianti Branemark, dopo 25 anni dal loro inserimento. Per raggiungere queste percentuali, però, bisogna che il dentista si attenga ad un scrupoloso protocollo chirurgico protesico, a cui deve poi seguire un rigoroso programma di controlli periodici con sedute di igiene orale professionale (almeno 2 volte l’anno). Se il paziente non fa “manutenzione” agli impianti, ovvero non segue le indicazioni dello specialista riguardanti l’igiene domiciliare, i controlli e le sedute di igiene orale professionale, i rischi di perdere gli impianti aumentano notevolmente.

 

Dopo quanto tempo dalla perdita dei denti si possono inserire gli impianti?

Solitamente si possono inserire gli impianti già dopo 2/3 mesi dall’estrazione dei denti. Oggi, grazie alle moderne tecniche di implantologia, quando lo specialista lo reputa possibile, si posiziona l’impianto nella stessa seduta dell’estrazione. In un solo giorno è possibile avere denti nuovi e un bel sorriso.

 

Dopo quanto tempo dall’inserimento di un impianto si può mettere la corona su di esso?

Di solito si aspettano dai 3 ai 6 mesi dopo l’inserimento dell’impianto per inserire la corona di denti. Oggi però sempre più spesso si protesizzano gli impianti appena subito dopo il loro inserimento (carico immediato) oppure dopo qualche settimana, tutto questo dipende da diversi aspetti che vanno valutati dallo specialista.

 

Cosa prevede il protocollo chirurgico per l’inserimento degli impianti?

Il protocollo tradizionale prevedeva una prima fase chirurgica in cui gli impianti venivano inseriti nelle ossa mascellari ed erano poi completamente sommersi dalla gengiva soprastante. Dopo un periodo di alcuni mesi (4 nella mandibola e 6 nel mascellare superiore) in cui gli impianti si osteointegravano, venivano scoperti o connessi alle strutture protesiche. Oggi grazie anche alle nuove caratteristiche implantari è possibile ridurre il periodo di osteointegrazione a 3 mesi e, in molti casi, inserire gli impianti con una sola fase chirurgica e eseguire il cosiddetto “carico immediato “  e posizionare subito i denti sugli impianti.

 

Ci può essere il rigetto dell’impianto?

Non esiste il rigetto dell’impianto biologicamente inteso. Il materiale di cui sono costituiti gli impianti, il titanio, è estremamente biocompatibile. Se l’impianto fallisce non è perché l’organismo lo rigetta, ma perché viene incapsulato da uno strato fibroso che impedisce la connessione con l’osso. Nel giro di poco tempo l’impianto si sfila poiché non è osteointegrato. Per evitare il “rigetto” dell’impianto è di fondamentale importanza seguire rigidamente le procedure per il mantenimento della sterilità durante l’intervento chirurgico.

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